Due esposti del Comitato Nepi per la Pace in difesa della dignità umana contro le norme razziste della legge 15 luglio 2009, n. 94   

Comunichiamo che la  dottoressa Antonella Litta, presidente del comitato Nepi per la Pace, ha presentato oggi,  anche a nome del comitato, due esposti: uno recante la notitia criminis concernente varie fattispecie di reato configurate dalle misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94  e l’altro recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento dello squadrismo e relativo sempre a norme contenute nella legge 15 luglio 2009, n.94 detta anche “pacchetto sicurezza”.

Questi due esposti, redatti  in risposta all’appello del” Centro di ricerca per la Pace di Viterbo”, vogliono essere una chiara denuncia dell’incostituzionalità, dell’illegalità e della disumanità di queste norme che non danno nessuna sicurezza  ai cittadini italiani  mentre di fatto generano  un clima di paura, violenza e  terrore tra  i migranti, adulti e bambini, che  con questa legge vengono privati di ogni diritto e sottoposti ad un regime di discriminazione che ricorda quello dell’apartheid sudafricano e quello delle leggi razziali fasciste  che nel 1938  discriminarono gli ebrei italiani creando le condizioni per la  loro successiva deportazione nei campi di sterminio.

Non si possono imprigionare persone che hanno come “unica colpa “quella di scappare da Paesi in guerra, dalla fame, dalla povertà e che vogliono semplicemente vivere e vivere con dignità.

Non si può negare loro  l’assistenza sanitaria, l’educazione scolastica, il diritto a registrare il proprio matrimonio o la nascita dei propri  figli presso gli uffici anagrafici italiani.

Questi diritti fondamentali ed inviolabili non si possono negare a nessuno e nemmeno  a quei cittadini migranti  che nella stragrande maggioranza dei casi vivono e lavorano onestamente nel nostro Paese, spesso da anni e  troppo spesso sottopagati  per i lavori   umili  e preziosi che  gli italiani  non  vogliono più fare .

 L’Italia ha avuto nel corso della sua storia oltre trenta  milioni di  persone che sono emigrate in altri Paesi  in cerca di migliori condizioni di vita. Di questo dobbiamo avere memoria  come dobbiamo avere ben presente che l’unica risposta concreta al problema dell’immigrazione sta nella scelta di porre fine allo sfruttamento  che da centinaia di anni i Paesi cosiddetti ricchi esercitano su quelli cosiddetti più poveri  ma che meglio sarebbe definire Paesi derubati.

Nel  destinare le risorse investite nelle  guerre e negli armamenti  alla lotta alla fame e alla povertà e  nella  scelta della pace e del  ripudio di tutte le guerre  sta  l’unica politica di sicurezza.

Sicurezza  vera e sicurezza per tutti. 

Il Direttivo del Comitato Nepi per la pace 

Nepi, 22 agosto 2009

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